Quali bilance si utilizzano nell'industria tessile

Pubblicato il: 28/12/2018 19:13:45
Bilance e Sistemi per Pesare

Quali bilance si utilizzano nell'industria tessile

L’industria tessile ha molteplici esigenze di pesatura, sia dei filati, che dei tessuti finiti, che dei semilavorati grezzi.

Per questo le bilance che si utilizzano in questo settore sono tante e diverse tra loro e vengono impiegate in momenti differenti del ciclo produttivo.

Oltre alle normali procedure industriali, infatti, l’industria tessile deve fare i conti con numerosi standard che determinano la qualità dei filati, dei tessuti e, quindi, dei prodotti finiti.

Gli standard tessili hanno lo scopo di fornire specifiche indicazioni e metodologie di test per le proprietà fisiche, meccaniche e chimiche dei tessuti, degli abiti ma anche delle fibre naturali e artificiali che li costituiscono, come lana, cotone o sintetici.

Questi standard fanno in modo che coloro che producono vestiario o manufatti tessili in generale, abbiano un riferimento per realizzare prodotti con caratteristiche adatte all’uso finale che se ne farà.

La determinazione del titolo dei filati

La titolazione dei filati, ossia la distinzione in basa allo loro grossezza nel caso di filati deformabili, come quelli utilizzati nell’industria tessile, non si può realizzare mediante la misurazione del loro diametro in quanto la loro sezione non è perfettamente circolare.

Per questo motivo la titolazione dei filati deformabili avviene mediante un procedimento che fa riferimento a elementi misurabili come lunghezza e peso

La titolazione dei filati, quindi, si basa sul peso per unità di lunghezza o sulla lunghezza per unità di peso: una delle due grandezze deve necessariamente essere fissata in precedenza, mentre l’altra si può determinare.

Ad esempio se come titolo viene assunto il peso (variabile) che occorre per formare un determinata lunghezza (fissa), il peso aumenta con l’aumentare del diametro del filo, quindi tanto maggiore è il titolo tanto maggiore è il diametro del filo.

Si può dunque affermare che il titolo di un filato è un numero che indica la sua grossezza che è proporzionale alla sezione del filato stesso.

Esistono diversi sistemi di titolazione e misurazione. Ad esempio il titolo in denari (td) della seta che è dato dal peso in grammi di una matassa di filato lunga 9000 metri.

Qualsiasi sia il titolo che si utilizza, per poterlo determinare è fondamentale conoscere il peso del filato.

Per determinare il peso al metro quadro, ossia il peso metrico del tessuto, si possono operare dei calcoli specifici (peso del tessuto per metro lineare diviso per l’altezza del tessuto) oppure utilizzare degli strumenti specifici.

In questo caso si tratta di un macchinario che taglia un dischetto di un decimetro quadro di tessuto e di una specifica bilancia che lo pesa moltiplicandolo per cento. Questa particolare bilancia è la bilancia per grammatura.

La Bilancia per grammatura dei tessuti

La grammatura dei tessuti così come quella della carta è definita come la sua densità, ossia la sua massa per unità di area.

La bilancia per grammatura è una bilancia ad alta precisione e risoluzione che serve per misurare, appunto, la grammatura di un tessuto o di un campione di carta basandosi sul peso di un metro quadro di materiale.

L’uso di questa specifica bilancia è il metodo più accurato per determinare la grammatura del tessuto espresso direttamente in grammi/metro quadro.

Queste bilance hanno una risoluzione molto alta, fino a 0,001 grammi, ossia 0,1 grammi/metro quadro.

bilancia grammi / m2

Al fine di ottenere risultati più accurati possibile è bene utilizzare campioni di tessuto circolari o quadrati ed eseguire la pesatura a una temperatura di circa 23° C con il 50% di umidità.

Le bilance per grammatura sono bilance di precisione meccaniche o digitali utilizzate, appunto, all’interno dei laboratori tessili per determinare il titolo dei filati.

Le bilance per grammatura digitali sono solitamente più precise di quelle meccaniche e hanno il vantaggio di avere display più leggibili e, quindi, di limitare al minimo la possibilità di errore umano.

A loro svantaggio, rispetto alle bilance meccaniche, hanno la necessità di essere alimentate con alimentatori esterni o batterie interne ricaricabili e, dunque, una difficoltà nell’alimentazione può provocare squilibri nella pesatura e risultati meno attendibili.

Altre bilance utilizzate nell’industria tessile

Nella produzione di tessuti e vestiti esistono molteplici esigenze di pesatura che vanno oltre la determinazione del titolo dei filati e, quindi, la grammatura.

In primo luogo, infatti, nei laboratori di produzione è necessario pesare il materiale tessile grezzo che viene stipato nei magazzini e poi utilizzato per il prodotto finito.

A questo scopo sono particolarmente utili le bilance a piattaforma su cui è possibile pesare grandi quantità di materiali anche completi del loro imballaggio e, quindi, tenere traccia anche delle scorte presenti nei magazzini.

Le bilance a piattaforma sono strumenti molto versatili, qui ne abbiamo parlato diffusamente, spiegando anche quali sono i criteri per scegliere quella più adatta all’utilizzo che se ne deve fare.

Altra esigenza che sorge nell’industria tessile è quella di contare i pezzi, che siano tavole di tessuto, spolette, bottoni e altri oggetti che servono per rifinire i prodotti e confezionarli per la vendita. In questo passaggio vengono in aiuto le bilance contapezzi. Si tratta di particolari bilance dotate di tre display uno per il peso totale, uno che riporta il numero dei pezzi (PCS) ed uno che indica il PMU o g/PIECE , cioè il peso medio unitario dei pezzi.

Mettendo sul piatto un numero definito di pezzi e inserendo tale numero nella tastiera della bilancia, sarà la bilancia stessa a determinare il PMU ossia il peso medio unitario dei pezzi. In questo modo, memorizzando la tipologia di oggetto, in futuro la bilancia sarà in grado di dirci quanti pezzi sono stati posti sul suo piatto in base al peso che ne ha rilevato. In questo articolo abbiamo spiegato il funzionamento di questo strumento.

I dinamometri per filati

A fianco al processo produttivo, come abbiamo visto anche in precedenza, nel settore tessile fondamentale il controllo qualità dei prodotti, per garantire che i tessuti e, quindi, i prodotti finiti soddisfino determinate aspettative.

Una delle prove eseguite per testare la resistenza dei filati è, appunto, la prova di trazione. Tale test si effettua con un dinamometro su un fascetto di fibre prive di impurità che viene chiuso tra due morsetti montati su una colonnina e collegati a una molla che lo tirano fino al punto di rottura. Una volta che la fascetta si è rotta si legge sull’apposita astina millimetrata del dinamometro il valore della resistenza delle fibre in Newton o in grammi.

In questo modo si stabilisce il carico di rottura di un filato, ossia la sua capacità di resistenza.

Qui trovate illustrato più ampiamente il funzionamento di tali dinamometri.

Una chicca storica

Anticamente per determinare il peso dei tessuti venivano utilizzate delle bilance a quadrante.

Si tratta di bilance dotate di una scala graduata in alluminio a forma di quadrante con doppia taratura e di un giogo, sempre in alluminio, all’estremità del quale viene posto un piccolo contrappeso circolare mentre, all’altra estremità, viene fissato un doppio gancio ad uncino in ferro per il materiale da pesare.

Sulla base, invece, si trova una levetta in alluminio che, spinta, blocca la rotazione del giogo fermandolo nella posizione desiderata.

La bilancia a quadrante era una variante della bilancia a pendolo, brevettata intorno alla seconda metà del XIX secolo.

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